Spesso accade che il datore di lavoro disponga un trasferimento che il dipendente reputa illegittimo ed al quale sceglie di non adempiere rifiutandosi di eseguire la prestazione nella nuova sede di lavoro.

Come ci illustra la giurisprudenza, il giudice, ove venga proposta dal dipendente l’eccezione di inadempimento (ossia il rifiuto del lavoratore di rendere la prestazione) deve procedere ad “una valutazione comparativa degli opposti inadempimenti avuto riguardo anche alla loro proporzionalità rispetto alla funzione economico-sociale del contratto e alla loro rispettiva incidenza sull’equilibrio sinallagmatico, al fine di stabilire quale sia più grave” (Cass. 21391/2019). In parole semplici, l’inadempimento datoriale non legittima in via automatica il rifiuto del lavoratore di eseguire la prestazione lavorativa: il rifiuto, infatti, avendo riguardo alle circostanze concrete, non deve risultare contrario alla buona fede (Cass. 11408/2018). Dunque, tutto dipende dall’esito del confronto tra i due inadempimenti.

In virtù di ciò è stato, quindi, ritenuto illegittimo il licenziamento intimato per assenza ingiustificata presso la nuova sede avendo il dipendente comunque offerto la propria prestazione presso l’ufficio originario ed avendo addotto esigenze familiari di assistenza dei genitori inabili conviventi, assistenza che non avrebbe potuto prestare a causa della distanza del luogo di nuova destinazione (Cass. 14138/2018). In egual misura, è stato ritenuto giustificato e proporzionato il comportamento del dipendente che si era rifiutato di prendere servizio presso la nuova sede avuto riguardo alle concrete circostanze del trasferimento: la destinazione ad una sede lavorativa particolarmente distante (circa 600 km) dal luogo di residenza; la ristrettezza del termine concesso per prendere servizio anche in ragione delle specifiche esigenze organizzative e familiari; l’assenza di mezzi economici adeguati a sopportare il trasferimento (Cass. 21391/2019). Nella visione diametralmente opposta, si evidenza invece il caso del dipendente illegittimamente trasferito che si era rifiutato di eseguire la prestazione sia presso la nuova sede di destinazione che presso quella di provenienza: in tale circostanza, non c’è alcuna proporzione tra l’inadempimento datoriale, attinente solo al luogo della prestazione, ed il rifiuto del lavoratore (Cass. 3959/2016).

Restiamo, ovviamente, a disposizione per esaminare congiuntamente il tuo specifico caso di trasferimento aziendale.

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