Tra i quesiti che più spesso ci vengono sottoposti dai nostri clienti in questo periodo riguardo alla nuova normativa sul green pass, c’è quello attinente le modalità del controllo dei soggetti che, in ambito di appalto di facility management, svolgono un servizio esterno presso un committente. Parimenti, altro dubbio riguarda la possibilità che i dipendenti dell’appaltatore possano loro stessi effettuare il servizio di controllo presso i locali del committente e per conto di quest’ultimo.

Riguardo a tali tematiche, è opportuno innanzitutto rilevare che alla base del rapporto appaltatore-committente (nel contratto a monte per intendersi), tali attività, anche nelle loro precipue modalità di esecuzione, devono essere specificatamente determinate. Di pari passo, dovranno anche adeguarsi i sistemi privacy dei due soggetti coinvolti in relazione al trattamento eventualmente predisposto dei dati (è possibile, in questo senso, procedere con nomine a Responsabile e informative correlate per gli autorizzati al trattamento), anche se, è bene precisarlo, Il DPCM del 17 giugno 2021 affermi in realtà che con la verifica (mediante l’applicazione “Verifica C19”) il datore di lavoro non potrà, al momento del controllo, acquisire alcun dato ulteriore: vengono però certamente acquisiti almeno nome e cognome del soggetto verificato e, pertanto, occorrerà agire di conseguenza.

Quanto al controllo dei dipendenti “fuori sede” (personale impiegato presso il committente, in via ordinaria o straordinaria), secondo l’ordinanza n. 5130/2021 del Consiglio di Stato, l’impiego del  green pass non viola il diritto alla riservatezza sanitaria: i soggetti che si dichiarano contrari alla somministrazione del vaccino, nel pieno esercizio dei loro diritti di libera autodeterminazione, non subiscono lesioni del diritto alla riservatezza sanitaria in ordine alla scelta compiuta, dal momento che l’attuale sistema di verifica del possesso della certificazione verde non rende conoscibili ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione (vaccinazione o attestazione della negatività al virus).

Nel caso di dipendenti “fuori sede” (attivi e/o passivi al controllo), la verifica, adottata con le predette cautele, spetterà al proprietario dei locali (o al committente in caso di appalto) all’ingresso nella struttura o tuttalpiù a campione. In tale contesto, il tema, in caso di propri dipendenti sottoposti a verifica fuori sede, potrebbe essere quello di provvedere all’immediata sostituzione della risorsa, su richiesta del committente in caso di mancato superamento della verifica e adeguare i contratti con la previsione di una tale eventualità: anche perché, nessuno potrà mai garantire per una risorsa sino al superamento della verifica.

In tale contesto, dal punto di vista organizzativo, da qui al 15 ottobre, data dell’entrata in vigore dell’obbligo, consigliamo sempre ai datori di lavoro d’implementare i sistemi per la verifica e adattarli all’attività, anche, se del caso, aprendo un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali.