Il Consiglio dei Ministri ha varato il nuovo decreto-lavoro con l’obiettivo di Rafforzare il ruolo dei contratti collettivi attraverso il concetto di “salario giusto”, proponendo incentivi per la stabilizzazione dei contratti degli under 35 e per l’assunzione di donne disoccupate, oltre a nuove regole per il lavoro mediato dalle piattaforme digitali.

Rafforzamento del pacchetto di incentivi per sostenere la stabilizzazione dei contratti a termine (brevi, fino a 12 mesi), conferma delle proroghe fino a fine anno degli altri esoneri al 100%, tra 12 e 24 mesi, e per i datori di lavoro che assumono under 35 e donne, oltre ad un esonero contributivo dell’1% (nel limite massimo di 50 mila euro) per spingere la conciliazione vita-lavoro. Queste sono solo alcune delle misure contenute nel decreto di 19 articoli che stanzia circa 1 miliardo di euro in favore dello sviluppo del lavoro, con un importante corollario: l’accesso agli incentivi sarà condizionato al rispetto dei contratti che prevedono il cosiddetto “salario giusto”. Nello specifico, proprio la contrattazione collettiva è individuata dal provvedimento come lo strumento per assicurare un salario giusto ai lavoratori, ossia in linea con l’articolo 36 della Costituzione. Per accedere, dunque, ai benefici previsti, il datore di lavoro dovrà applicare in azienda il Trattamento economico complessivo (Tec) definito dai CCNL stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (i cosiddetti contratti leader), “avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all’attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro”. Dunque non i minimi tabellari, ma il Tec che comprende anche indennità, superminimi e welfare. Il Tec previsto dai Ccnl dei sindacati minori, non potrà essere inferiore al Tec dei contratti leader ed anche nei settori non coperti dalla contrattazione collettiva, il Tec non potrà essere inferiore al predetto margine. Il codice alfanumerico unico relativo al Ccnl applicato in azienda, indicato nelle comunicazioni obbligatorie, sarà utilizzato dal ministero del Lavoro, dall’Ispettorato nazionale del lavoro, dall’Inps e dal Cnel anche per individuare eventuali scostamenti dei trattamenti economici e normativi rispetto al salario giusto e per la verifica dei presupposti per l’accesso ai bonus, oltre all’analisi dei fenomeni di dumping contrattuale. Peraltro, il mancato rinnovo dei contratti collettivi entro dodici mesi dalla scadenza naturale, farà scattare un adeguamento automatico delle retribuzioni, a titolo di anticipazione forfettaria, pari al 30% dell’Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato), facendo salve però le diverse pattuizioni contrattuali. Appurato, dunque, che i ritardi nei rinnovi contrattuali impattano sulla perdita del potere d’acquisto dei salari, la bozza del provvedimento introduce una serie di disincentivi per spingere le parti alla conclusione puntuale dei negoziati, con l’eccezione dei settori caratterizzati da elevata stagionalità e variabilità dei ricavi, a partire dal turismo, ai quali l’adeguamento è legato ad indicatori economici settoriali individuati dalla contrattazione collettiva. Infine, anche l’equilibrio tra vita lavorativa e privata è parte del pacchetto lavoro. Vengono introdotti incentivi per modalità di lavoro più flessibili come lo smartworking, la tutela di determinate categorie (cfr. i rider) e misure a sostegno della genitorialità, con strumenti che dovrebbero facilitare la gestione degli impegni familiari, cercando di rendere il lavoro più compatibile con le esigenze personali. La domanda che è necessario porsi è sempre la stessa: si arriverà a migliorare effettivamente le condizioni dei lavoratori e delle famiglie? Sarà, infatti, solo questo il vero dato da sottolineare per capire se la riforma qui in esame sarà stata o meno efficace rispetto agli obiettivi prefissati.